Vicario Parrocchiale DON  Flavio Parziani

Legnano,c/o Parrocchia S.Domenico 0331-541200

Oratorio S.Magno Via Montenevoso 20 tel.0331-547685

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Cos’è l’oratorio perché te ne curi?

(a cura di Gian Franco Casati e Maria Pia Re Dionigi)

”L’oratorio, parlarne ne gioisco come le anatre in un laghetto”… Esordiva così Costantino quando lo provocammo con l’intenzione di tentare di ricostruire al meglio una necessariamente breve “storia” dell’oratorio in occasione del 50° anniversario. E quando uno, “over 70”, ti dice così, non può che metterti a tuo agio e disporti all’ascolto. Seduto al tavolo in cucina, sembrava proiettare con gli occhi diapositive sul muro bianco di fronte. Scorrere immagini di persone, luoghi, situazioni che sono state la sua vita di oratoriano. I suoi amici dell’epoca: Ettore, Paolo, Renzo Giuseppe, Giovanni, Carluccio, Walter, e quanti altri…? Le diapositive si susseguono e i pensieri di Costantino si confondono con i miei che, da bambino, ho conosciuto (con le dovute distanze), tanti dei suoi amici:

“Quel lì chi l’è? Ah, cun chela piaza lì al peu ves dumà ul Paulin, quel ch’al giustava sempar i tendi dul campegiu…e quel ol?…Oh madona, ul Renzo, in di prucesiun al miteva sempar in riga tüc… Oh, tè, va la facia dul Zizu (Luigi), l’è propri lü, “addetto alla cucina”. Zizu, sa ghe da mangiaa?: Pasta sücia e salamin… Oh bela, che nuvità…!
E’ la pre-istoria? Sì, lo è… e mi piace!

Il nostro oratorio (S. Magno) è concepito negli anni ’40. Nella “prima metà, quindi, del secolo scorso”. Incredibile affermazione:…tu, che sei nato prima del 1950 e, dunque, sei ancora giovane (ehm!), prova a pensarci: …”nella prima metà del secolo scorso”… Bé…forse è meglio che non ci pensi!…Ma mi raccomando: vai avanti a leggere! Coadiutore dei “ragazzi” di cui sopra è Don Carlo Bianchi (recentemente scomparso) e l’oratorio si chiama ancora S. Ambrogio e si trovava proprio dietro la chiesa omonima. Un cortile sterrato confinante con la Manifattura di Legnano, alberi da una parte e dall’altra una costruzione contenente la sala cinematografica. Sui lati minori del rettangolo, di fronte, un grande schermo per le proiezioni all’aperto e, di spalle una tettoia per ricoverare i “bigliardini”. Dietro ancora, a ridosso della Chiesa, una costruzione che sarà poi adibita a biblioteca parrocchiale e, successivamente a sede delle ACLI. Prevosto Parroco di S. Magno è Mons. Virgilio Cappelletti.

Ma dicevamo del “concepimento” del nuovo oratorio. Leggiamo allora cosa scriveva Mons. Cappelletti su un giornale locale agli inizi degli anni ’50:

”L’idea era nata, confusa ma reale, fin dall’ormai Natale del 1940 quando il Comm. Brusadelli a nome del Cotonificio Fratelli Dell’Acqua, mi comunicava la donazione del terreno…un vasto terreno per i giovani dell’oratorio…Quella data segnò per i miei giovani l’inizio di speranze e di previsioni, di calcoli e programmi vasti ed entusiasti…Vi era il terreno, vi era quindi la possibilità di realizzare l’idea del nuovo oratorio…Ogni tanto gli anziani e il sottoscritto si portavano sul posto, contemplavano il vasto campo, ancora prato confuso con gli altri prati, ma che nella nostra fantasia già prendeva una forma precisa e confini ben definiti e concretezza di costruzione…Intanto gli anni passavano e le vicende storiche del nostro paese si susseguivano con alterni timori e speranze…Cessò la guerra (1945, n.d.r.) che tutto aveva paralizzato, venne la pace e allora si potè pensare veramente a incominciare”…

E, in effetti, si incominciò. Ricerche e testimonianze storiche raccontano come, per la verità, il terreno donato non fosse quello su cui sorge attualmente il Centro Giovanile bensì quello dove, adesso, c’è il campo di calcio “Pino Cozzi”, ancora più grande! Ma qui ci complicheremmo la vita.

Meglio dunque passare ancora alla stampa locale che nel 1952 si esprime così:…”Fervono i preparativi per l’inaugurazione del Centro Giovanile S. Magno…Il lavoro in questi ultimi tempi si è fatto febbrile. Tutto deve essere pronto per il 24 Maggio (1952 n.d.r.) data storica e, per Legnano, vigilia della Sagra del Carroccio. Ogni ritardo è inammissibile. Per questo Mons. Prevosto da tempo, ma specie in questi ultimi tempi, è sui lavori a controllare, suggerire, modificare tutto ciò che si fa nel grande fabbricato che è destinato a sviluppi ulteriori… a seconda dei tempi che verranno”…

E ancora:…”La cooperazione dei parrocchiani….Non vi saprei dire con esattezza quanto materiale si è usato per costruire il Centro Giovanile; quanti quintali di cemento e ferro per il cemento armato; quanti sacchi di calce e metri cubi di sabbia; quante tegole per il tetto e quante decine di migliaia di mattoni per tutto il fabbricato…Quante iniziative sorsero durante questi anni a favore del Centro Giovanile! E mai nessuna è fallita, perché tutti i parrocchiani hanno sentito la bellezza di cooperare ad u’opera tanto necessaria”… Nel frattempo Don Carlo Bianchi ha lasciato la parrocchia di S. Magno per andare a Cantalupo ed è stato sostituito da Don Carlo Prada. E’ lui, come assistente che traghetta l’oratorio da S. Ambrogio alla nuova costruzione di Via Montenevoso.

Già, don Carlo Prada, tonaca nera rigorosamente lunga che non gli impedisce tuttavia di cimentarsi al pallone in qualche “dribbling” con i suoi ragazzi nel nuovo campo del Centro Giovanile. Con la sorella Irma è anche impegnato nella diffusione della cosiddetta “buona stampa” (all’epoca il giornale “Avvenire” di oggi si chiamava “L’Italia”). E’ anche l’epoca in cui, in piazza Magno ci sono ancora le “case basse” dei preti a fianco della Chiesa al posto dell’attuale Centro Parrocchiale e un cancellone enorme in ferro impedisce l’ingresso a chiunque al cortiletto sotto il campanile. Il Centro Giovanile è circondato da prati con eccezione delle pre-esistenti “villette del Brusadelli”. Il campo di calcio dell’oratorio è più piccolo e, in fondo, la cinta del Viale Gorizia è preceduta per tutta la sua lunghezza da una serie di montagnette di terra di fonderia riportata e qualcuno si divertiva a scavare per recuperare bossoli di pallottole (residuato della guerra). Prima ancora di questa serie di montagnette una larga fascia di fusti di “S.Carlini” (chi ha vissuto il periodo sa cosa sono), alti quanto noi ragazzi e quindi adatti come pochi per le nostre giocate a indiani e cow-boys. Don Carlo viene poi chiamato in Parrocchia e al Centro Giovanile arriva Don Mario Pagani (siamo nel 1954) che condurrà l’oratorio fino al 1957.

Don Mario, con i suoi collaboratori, ha un’idea diversa, rispetto all’impostazione data, della funzione dell’oratorio ma deve adeguarsi alla linea del Parroco: avrà comunque modo di esprimere tutte le sue idee e capacità successivamente quando verrà chiamato in Parrocchia e darà vita alla “Gioventù studentesca”.

La costruzione del Centro Giovanile è realizzata, pur se ridimensionata rispetto al progetto ideale originario. Guardando appunto a quel progetto notiamo come mancano il Salone conferenze, la piscina, il teatro/cinema, il campanile e anche la Chiesa è stata ridotta a Cappella.
Ma rimane, pur tuttavia, un grande (in tutti i sensi) luogo di incontro e formazione.

A Don Mario Pagani, nel 1957, dà il cambio Don Sandro Tanzi che, con una permanenza di poco più di dieci anni, cavalcherà i famosi, tribolati e anche esaltanti anni ’60. Si perché i secondi anni ’50 e i ’60 erano gli anni in cui tutto il paese (l’Italia) viveva una stagione di fermento in tutti i campi, dalla politica all’economia eccetera. Erano gli anni in cui i più fortunati avevano la possibilità di studiare fino all’università ed altri invece, già a 14 dovevano avviarsi al lavoro e poi, volendo, studiare di sera, diplomarsi e, magari anche, laurearsi. Ma l’oratorio, la parrocchia erano comunque il punto di incontro, di formazione, di proiezione della propria vita futura per tanti giovani.

Nel frattempo Mons. Cappelletti che aveva dato il via al progetto del nuovo oratorio muore e, a guidare la Parrocchia, arriva Mons. Giuseppe Cantù che la reggerà per più di 30 anni.
L’oratorio aveva recuperato una sua funzione più simile a quella ipotizzata da Don Mario Pagani rispetto a quella originaria. Era comunque un ambiente rigorosamente maschile mentre l’ambiente femminile rimaneva nei locali della Manifattura di Legnano ed era seguito dalla suore. Don Sandro per motivare e responsabilizzare i pre-adolescenti e gli adolescenti aveva dato vita al M.A.O. (Movimento Anti Ozio) oltre alla già presente Azione Cattolica e, successivamente, per i più grandi, ad un gruppo denominato “Circolo Giovanile”. Un ambiente, quello dell’oratorio, assolutamente dinamico sia sul piano formativo che ricreativo. Da ricordare l’organizzazione annuale delle “Olimpiadi Vitt”. Una sorta di mini-olimpiade di atletica per tutti i ragazzi degli oratori della diocesi che vedeva lo svolgimento delle finali nientemeno che all’ Arena di Milano.

Il Centro Giovanile aveva la sua squadra di calcio (OSA Sport) che partecipava ai vari campionati di categoria (dai ragazzini fino ai giovani). Il percorso formativo annuale suddiviso per gruppi di età e quel mix di ricreazione/formazione rappresentato dal momento della vacanza al campeggio. E’ anche il periodo in cui si radicano, nella vita dell’oratorio alcune tradizioni come per esempio l’animazione della festa d’apertura dell’anno oratoriano organizzata e interpretata dagli stessi ragazzi. Le sfide calcistiche giovani/vecchi. Diventa addirittura consuetudine negli ultimi anni, fare un pellegrinaggio, A PIEDI, alla fine dell’anno scolastico, al Sacro Monte, partendo dall’oratorio e, quindi camminando tutta la notte. Poi Don Sandro, dopo 11 anni di oratorio, invece di andare a fare il Parroco come sembra essere sbocco naturale, se ne va in Africa, in Zambia, a fare il missionario.

Lo sostituisce per un paio d’anni Don Antonio Borsani che, comunque, ambisce già al suo arrivo ad incarico diverso. Gestisce dunque per questo breve periodo la vita oratoriana fino a quando nel 1970 arriva Don Giacomo Martinelli che darà un impronta totalmente diversa rispetto al passato. Don Giacomo, di carattere estremamente sensibile ma altrettanto forte, dopo qualche tempo di studio dà vita all’esperienza di “Comunione e Liberazione” e, successivamente a quella dell’ ”Oratorio Famiglia”. E’ questo un altro periodo, lungo (15 anni) e significativo nell’ambito della parrocchia in cui l’oratorio vive una stagione di grande vigore. Prende il via anche la scuola media Massimiliano Kolbe che, fino a pochi mesi fa, ha avuto sede presso l’oratorio stesso. Don Giacomo… capace di trasmettere le sue certezze come pochi e altrettanto incapace di tenere una lira in tasca al punto che, incontrandolo con il “barbone” di turno ti dice:…”senti io ho questi quattro spiccioli in tasca, aggiungi tu dei soldi da dare a quest’uomo”… Informale e trascinatore, invitato ad un matrimonio, capace di alzarsi nel mezzo del pranzo, al ristorante e intonare “…E mi la dona mora!…” e far cantare tutti, anche quelli che non conoscono la canzone.

Nel 1985 gli viene affidata una parrocchia di Milano e arriva Don Giustino Lanza (vocazione adulta, precisa lui) che continua, a suo modo, l’esperienza di oratorio che lo ha preceduto. Estroverso, sorridente e affabile, Don Giustino non ci mette molto a conquistarsi le simpatie di tanti giovani che lo coadiuvano nella pastorale giovanile. L’oratorio, dunque, continua nella sua costante e dinamica funzione di formazione e discernimento vocazionale per tanti giovani.

In questo periodo avviene anche il cambio del Parroco. Mons. Cantù, dopo aver guidato la Parrocchia per più di 35 anni, cede infatti l’incarico a Mons. Adriano Caprioli il quale (giudizio dei maliziosi “a posteriori”) provenendo da un incarico di carattere “direttivo/culturale (La Gazzada), deve farsi un’esperienza pastorale sul campo, in una parrocchia appunto, prima di proiettarsi nella dimensione prevista (no-limits, ovviamente), addirittura l’ordinazione Vescovile per la diocesi di Reggio Emilia e Guastalla.

Poco dopo, anche Don Giustino lascia l’oratorio e gli subentra Don Mauro Magugliani che arriva da un’esperienza di rettorato in seminario. E siamo nel 1995.
E qui c’è, a mio giudizio (discutibile ovviamente), un’altra virata di impostazione assimilabile, se vogliamo, a quella imposta da Don Giacomo nel 1970 (cavoli, 30 anni fa!). Si è delineata, nel frattempo, l’impronta diocesana del Card. Martini e c’è stato un “Sinodo Diocesano”. Ma l’attenzione al mondo giovanile da parte della Chiesa, nel suo amore, non è cambiata e l’oratorio continua a rimanere quel GRANDE ambiente, almeno nella tradizione ambrosiana, insostituibile per quanto concerne la formazione dei nostri ragazzi. Giovanni Paolo II° ha dato il via alle giornate mondiali della gioventù cui i ragazzi del nostro oratorio partecipano e ritornano più caricati che mai e c’è la partecipazione ai momenti annuali di incontro con il Cardinale sia per i giovani (che alcuni ragazzi del nostro oratorio hanno pure intervistato) come per i ragazzi che fanno il loro cammino di iniziazione cristiana. Riprende anche la tradizione del “giornalino” dell’oratorio che ha nome “I CARE” che i ragazzi preparano e diffondono con encomiabile puntualità.

Don Mauro predispone ed organizza, con l’ausilio dei Prefetti e del Consiglio dell’oratorio un calendario di attività oratoriane, di concerto con quello parrocchiale, ricco di iniziative e di appuntamenti che animano sia la vita dell’ambiente giovanile come quello più largo parrocchiale.
E’ solo da ricordare come i momenti annuali liturgici più forti, Avvento e Quaresima, vedano come protagonisti in parrocchia i giovani, incontrovertibili testimoni oggi e adulti del domani. Poco dopo l’arrivo di Don Mauro, Mons. Caprioli viene ordinato Vescovo e, da Milano (Baggio) arriva, come Parroco Don Carlo Galli.

Siamo qui alla fine di questa “galoppata” che ha attraversato mezzo secolo (!) ma quanto altro ci sarebbe da scrivere ancora. Certo l’intero numero de “La Basilica” non sarebbe sufficiente e poi la Carla Borsani non lo permetterebbe…Un libro, sì…corredato anche da tante immagini e testimonianze…che bello! Ma va là dai, non fare voli di fantasia.

Sette preti in questi primi cinquant’anni (con quattro parroci) e qualche… migliaio di ragazzi. Ma si farebbe un torto agli stessi preti se non si richiamasse anche l’importanza di tanti laici, giovani o adulti che li hanno coadiuvati nel progetto di educazione giovanile e che, nello svolgersi della loro vita sono diventati punti di riferimento nella comunità parrocchiale, come testimoni cristiani, di una vita fondata su valori veri e forti, valori da trasmettere ai figli. E’ naturalmente vero, come dice la scrittura…”IO mi sono fatto trovare anche da chi non mi stava cercando”…, ma chi è passato dall’oratorio, certamente, qualche “chance” in più di mettersi in ricerca l’ha avuta (Dio mi perdoni…). E però…se è vero che i ragazzi che, con il catechismo, iniziano il percorso di iniziazione cristiana, con i Sacramenti della Riconciliazione, della Comunione Eucaristica e della Confermazione, sono qualche centinaio e che poi dopo la Confermazione (Sacramento del congedo…) abbandonano il percorso formativo, è altrettanto vero (come diceva Mons. Galli in un recente colloquio), che la proposta deve essere chiara e certa, mentre la risposta ha tempi non altrettanto certi…

L’oratorio dunque festeggia i suoi primi cinquant’anni e tutti quelli che ne hanno varcato la soglia sono invitati a passare ancora prossimamente attraverso il cancellone di ferro di Via Montenevoso (guardatelo questo cancellone, è lì, testimone silenzioso di tante situazioni, ha addirittura due barre, sopra il cancelletto, distorte: qualcuno avrà tentato di forzarle con la testa. Per uscire o per entrare?) a sostare nel cortile, guardarsi intorno e fare un tuffo nel passato, riempirsi per qualche istante gli occhi e il cuore dei passi compiuti ed assaporare per qualche istante la convinzione di essere ancora dei…ragazzi dell’oratorio…Perché no? Magari anche tu ne puoi gioire come…le anatre in un laghetto!